occupano i nostri spiriti e tormentano i nostri corpi e, come mendicanti che i loro insetti nutrono, educhiamo piacevoli rimorsi.”
Così recita C. Baudelaire nelle prime righe del suo più noto romanzo, “I fiori del male”.
Ma possono, dei fiori, avere a che fare con il male?
Dal loro ruolo più innocente, ossia quello di donarci ciò che ci è indispensabile per vivere, all’aspetto più macabro e inquietante che assumono nella letteratura, i fiori sono la somma di estremi, di opposti che si fondono, ossimori viventi: proprio come gli uomini, proprio come me. La vivacità e la bellezza dei loro colori, insieme alla sconfinata molteplicità dei loro odori, sono sempre caratterizzate da una sorta di celata malinconia, da una tristezza che sembra quasi piacevole da provare, da un silenzioso e dolce lamento che non ha alcun bisogno di avere voce.
Questo, adattato a qualunque soggetto, dettaglio o situazione mi si presenti, è il fulcro attorno al quale ruota il mio modo di vivere, vedere e, di conseguenza, fotografare.
Nella speranza di riuscire a comunicare qualcosa, questo sarà il mio paese delle meraviglie.