Sapete cosa attira irrimediabilmente la mia attenzione? I bambini.
C’è da dire che nel quotidiano io e questi piccoli esseri urlanti non siamo proprio grandi amici, ma quando si tratta di essere immortalati, devo ammettere che sono dei soggetti unici.
Sarà perché io non amo fotografare dei soggetti in “posa”; come la zia alle cene di natale che esordisce con “Federica ma perché non ci fai una foto?” e allora tutti che sbuffano, si alzano dal divano e vanno lì con il cappellino rosso in testa ed il pandoro in mano e al momento della foto si sorride perché è Natale e a Natale si sorride. I miei cugini invece no, non mi chiedono mica le foto e non si mettono mica in posa, anzi, se gli si chiede di fare qualcosa loro nemmeno per sbaglio si azzardano; ma questo perché nella loro adorabile (fastidiosa) indole da bimbi c’è il bisogno di fare quello che vogliono, che nella praticità della vita di tutti i giorni risulta parecchio fastidioso, ma dietro la mia macchina fotografica risulta solo bello.
E quindi così: bambine nei musei, bambine che distruggono negozi di design, bambini che scappano dai genitori nel giardino di un palazzo reale, bambini scalzi al parco, bambini che rischiano di spaccarsi la faccia per specchiarsi nelle pozzanghere e no, non ho intenzione di sentire un altro “sembrano scene tratte da film dell’orrore!”.
Sono così carini, dai, siete voi ad essere strani, non io.






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